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19-5-2009 |
Quando arriva un fratellino è importante considerare l’età del primo figlio, per potergli parlare nel modo più adeguato tenendo conto sia delle sue capacità, sia del momento dello sviluppo in cui si trova.
Tra i due e i tre anni il bambino
vive la fase dell’egocentrismo, come affermava Piaget, quindi può
vivere l’arrivo del nuovo bimbo come una “minaccia”. Non sa che cosa lo
aspetta, quello che è certo è che non ci sarà solo
più lui a godersi i genitori, ma che li dovrà dividere con
il nuovo arrivato. Da dove iniziare?
Durante la gravidanza si può
rendere il bambino partecipe del cambiamento pian piano, creando momenti
di dialogo esclusivi che possano in qualche modo nutrire la sua curiosità.
Un esempio di dialogo con bambini
dai 3-7 anni:
"Dov’è il bambino prima di
nascere?"
"Ogni cucciolo è dentro alla
pancia della sua mamma perché è un nido caldo e sicuro. Questa
culla si chiama utero è una culla morbida in cui il bambino cresce
giorno dopo giorno per nove mesi. In questa culla che la mamma ha nella
pancia il bimbo è avvolto da un liquido tiepido in cui può
muoversi e sentire il battito del cuore della mamma che gli fa da ninna-nanna".
"Come fa a mangiare e respirare?"
"Non mangia con la bocca come facciamo
noi: riceve il cibo e l’aria attraverso un tubicino lungo e morbido dal
suo pancino a quello della mamma. Questo tubicino si chiama cordone ombelicale".
"Cosa fa nella pancia? Sente, si
muove?"
"Certamente, inizia a muoversi bene
dai quattro mesi, si succhia il pollice, si mette in bocca i piedini e
gioca con le manine. Se gli parliamo lui ci sente, dai sei mesi un bimbo
dimostra di reagire alle voce di chi è vicino a lui, così
come alla musica. Sente i suoni, sente anche la tua voce e le tue grida
che a volte lo fanno sobbalzare, e assapora i gusti del cibo che mangia
la mamma".
"E quando nasce?"
"Quando il bimbo è pronto
manda dei messaggi alla mamma che va in ospedale dove c’è un dottore
che lo aiuta a nascere. Dopo la nascita il cordone ombelicale non serve
più, e il bimbo respira come noi. Vedi quel nodino che hai nella
pancia? Lì c’era il tuo cordone ombelicale come il fratellino anche
tu facevi tutte quelle cose nella pancia".
È utile spiegare al bambino
com’è stata la sua storia, per renderlo comunque “protagonista”.
I bambini fanno molte domande e viaggiano con la fantasia soprattutto nella
fascia di età tra i 3- 6 anni in cui il confine tra realtà
e fantasia è molto confuso e non ancora ben delineato. Creare una
buona comunicazione significa rinforzare la relazione, è bene dare
spazio ai grandi dialoghi su dov’era prima di arrivare; la sua vita nella
pancia; come mangiava, quando dormiva, quando calciava; le cose che ha
fatto con la mamma quando era nel pancione (per esempio, andare in piscina
a nuotare) e certamente rispolverare le foto della prima gravidanza.
Ciuccio, pannolino e regressioni del bambino
Un momento critico per il primogenito
sarà il parto, quando la mamma se ne va di casa, “lo lascia” ed
entra in ospedale.
Altri momenti critici saranno le
poppate e le attenzioni che vengono rivolte al piccolino. Ma il dubbio
che aleggia nella mente di molti primogeniti già durante la gravidanza
è "forse il babbo e la mamma hanno voluto un altro bimbo perché
io non gli piaccio?”, “il fratellino dopo prenderà i miei giocattoli?..."
E’ bene quindi che il bambino sia
informato e reso partecipe di quello che sta avvenendo senza tuttavia ossessionarlo
inutilmente per il timore che si senta messo in disparte. La famiglia dovrà
riorganizzarsi negli spazi fisici e mentali, per accogliere questo nuovo
bambino:
“Pensavamo che sarà bello
riaprire il tuo lettino: tu ci sei stato così bene, lo metteremo
nella cameretta così starete vicini ”… oppure “Ti va di preparare
insieme la cameretta piccola? Possiamo sistemare i vestitini nei cassetti,
guarda questa tutina era la tua hai visto come eri piccolo?”.
Non forzare troppo il bambino se
non vuole partecipare, va bene lo stesso, ha bisogno dei suoi tempi per
elaborare il cambiamento.
Se il primogenito si trova nella
fascia di età fra i 2-3 anni sono possibili regressioni in concomitanza
alla nascita del fratellino come un ritorno al pannolino tolto da mesi,
difficoltà nel sonno, maggiore attaccamento o la richiesta del ciuccio.
Sono piccole regressioni che gli servono per affrontare il “nuovo cambiamento”
e che cesseranno spontaneamente nel momento in cui sentirà che tutto
si è assestato.
Brazelton le definisce touchpoints,
momenti di passaggio in cui il bambino regredisce per poter fare quel balzo
in avanti, funzionali alla crescita.
Il ciuccio spesso torna, se il bambino
è sotto i tre anni lo si può concedere ancora “a richiesta”
ma sempre per brevi periodi, se invece ha già sui quattro anni,
è meglio rispondere al suo disagio donandogli attenzione ma non
il ciuccio, ormai "fuori limite".
Care, vecchie, abitudini...e altro ancora
Il bambino ha bisogno di mantenere
le sue abitudini, durante la gravidanza e dopo la nascita del fratellino:
come leggere favole con la mamma, o ancora andare col babbo a fare una
passeggiata ecc… Ha bisogno di fare le “solite cose” che gli danno sicurezza.
Durante la gravidanza, molte mamme
raccontano che il loro bambino tende a non fare attenzione alla pancia
dandole dei calci per gioco o nella normale interazione. Non lo rimproverate
dicendo “così fai male al fratellino” perché lo si fa sentire
in colpa ed escluso, ma semplicemente dite “la pancia è un punto
delicato fai attenzione ai calcetti, non facciamoci male ok?”, è
più generico e responsabilizza senza sensi di colpa.
Per concludere non dimenticate che
tra gli strumenti utili alle mamme ed ai papà è consigliata
la lettura di favole come supporto pedagogico.
Dott.ssa Silvia Tonelli
Psicologa-Psicoterapeuta, Rimini
silviatonelli@tele2.it
© 2009, Dr.Stefano Gorini www.pediatriapratica.itBibliografia
A.O. Ferraris “Le domande dei bambini” 2003, BUR Biblioteca Univ.Rizzoli,
Brazelton T. Berry, Sparrow Joshua D., “Il tuo bambino e… il vasino” 2004, Cortina Raffaello
Oliverio Ferraris Anna, “Non solo amore. I bisogni psicologici dei bambini” 2005, Giunti Demetra