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LA BALBUZIE
Di cosa si tratta?
Quali sono le cause?
Come devono comportarsi
i genitori?
Il bambino è normale
o ha dei problemi?
Come e quando intervenire?
Una volta guarito è
per sempre?
E' un disturbo verbale che determina
caratteristicamente interruzioni o ripetizioni nel fluire della parola.
Il sintomo immediato di tale disturbo si manifesta soprattutto in principio
di discorso ed è legato a uno spasmo dei meccanismi deputati all'emissione
del suono. Il disturbo è di solito transitorio, interessando solo
nell'1% dei casi il bambino grande e l'adulto.
E’ necessario distinguere tra i
vari tipi di balbuzie: balbuzie apparente e balbuzie effettiva.
Esistono varie teorie (organiciste, psicogenetiche, linguistiche) ma in realtà non si conoscono completamente i motivi per cui la balbuzie viene a determinarsi nel singolo soggetto. Spesso si è parlato di ereditarietà e si è citata la frequenza con cui da genitori balbuzienti discendono figli con lo stesso disturbo. Non si tratta, però, propriamente di ereditarietà biologica (non è stato dimostrato a tutt'oggi il gene della balbuzie) ma di ereditarietà emotiva. In particolare, riguardo a quest’ultima, si distinguono le componenti caratteriali e le componenti proiettive.
Prima si tratta, meglio è. Gli adulti balbuzienti generalmente hanno più difficoltà ad affrontare il problema rispetto ai bambini. Un adulto balbetta da tanti anni, lo schema è fissato fortemente, si percepisce UN BALBUZIENTE, come sarebbe senza balbettare? Le incognite e le insicurezze spesso superano la motivazione al cambiamento. Più si va avanti con l'età più c'è il rischio di rassegnazione.
Esistono varie possibilità terapeutiche a seconda dell'età in cui si interviene. Il ricordarle tutte non è tuttavia utile in questa sede. Comunque, sintetizzando, queste terapie focalizzano la loro azione sui diversi aspetti del problema: un metodo tende ad esempio a rimuovere le impressioni negative vissute dal soggetto, un altro all'accettazione dinanzi a se stesso ed agli altri del proprio disturbo, e ancora allo sviluppo di tecniche di rilassamento, il tutto variamente intrecciato con tecniche psicoanalitiche fino all'ipnosi.
Qui si vuole invece trattare, sia
per la completezza del metodo che per la buona percentuale di successi,
della TERAPIA PSICOFONICA.
Questa si propone di sviluppare
insieme sicurezza personale e sicurezza nell'emissione del suono e in particolare
della parola. Infatti a nulla varrebbe l’impegno psicologico se, contemporaneamente,
non venisse presentato al soggetto balbuziente un modello di emissione
della parola tale da permettergli, in un tempo più che breve, di
presentare verbalmente i suoi pensieri. Bisogna quindi renderlo consapevole,
fin dal primo giorno, dell’obiettivo da raggiungere: parlare bene come
tutti. Poiché è ormai dimostrato che l’apparato fonatorio
del balbuziente è sano e capace di funzionare perfettamente.
Il fatto che il balbuziente riesca
a cantare senza balbettare, anche sotto pressione emotiva, dimostra che
entrano in gioco nel complesso dei meccanismi psichici due proprietà
fondamentali del canto: l’oscillazione periodica delle frequenze vocaliche
ed il legamento sonoro.
Dalle considerazioni sull’importanza
della vocale e sulle proprietà del canto, si giunge a formulare
le regole fonetiche del metodo.
Nella didattica terapeutica queste
sono:
a. aprire molto bene la bocca come
nel canto
b. prolungare per tre volte la prima
vocale della frase
c. addolcire tutte le consonanti
accentuando la flessione della voce sulle vocali
d. legare le parole tra loro come
anelli di una catena.
Il soggetto si impegnerà
a parlare il più possibile con le 4 regole, inizialmente con la
cantilena (ritmo lentissimo), successivamente con la cadenza (ritmo meno
lento), per giungere finalmente a parlare con una leggera inflessione (normoloquenza).
Il percorso terapeutico (da cantilena a inflessione) ha la durata di poco
più di un mese.
Perché tuttavia, dopo aver
imparato la tecnica, ci sono difficoltà nell’applicarla davanti
agli altri? Molti rispondono che se la dimenticano, o che si vergognano
di applicarla poiché gli altri sentirebbero la nuova cadenza fonatoria
(in realtà si parla in una maniera molto prossima al normale parlare)
e, di conseguenza, si verrebbe derisi. I genitori non comprendono come
sia possibile che il figlio, pur avendo imparato a parlare in maniera corretta,
“scelga” di balbettare. In realtà non si tratta di scelta consapevole,
ma di scelta inconscia; la balbuzie è un blocco psico-fonico,
un blocco nevrotico della personalità: il rinunciare a balbettare
significherebbe mettere in gioco tutta la propria persona, significherebbe
accettare di cambiare, di trasformarsi e quindi di maturare a livello di
personalità. Tutto questo, quindi, comporta inevitabilmente resistenza
inconscia (che a livello conscio si maschera nei vari “mi sono dimenticato”…
ecc). Per un grande cambiamento è necessario fare piccoli “passi”
e armarsi di grande pazienza e fiducia nei confronti del proprio figlio
(da parte dei genitori) e di grande tenacia (da parte del figlio).
Consapevoli che un percorso di crescita
personale è costellato di fallimenti e successi, continuando ad
applicarsi nel “metodo” e cercando di comprendere perché in determinate
situazioni non si sia riusciti, il miglioramento e la piena “liberazione”
dalla balbuzie saranno inevitabili e si potrà finalmente esprimere
e sentire “intimamente” quanto sia bello parlare!
Una volta guarito è per sempre?
La balbuzie non è una febbre,
è un blocco psico-fonico che si innesta in una personalità
che è predisposta a maturare quel certo tipo di difficoltà.
Quando il soggetto scopre sulla propria pelle che può gestire la
propria difficoltà e soprattutto fare esperienza, grazie alla tecnica,
che parlare bene dà un gran piacere, inizia quel percorso paragonabile
a una pallina di neve che scende da un pendio innevato: diventa sempre
più grossa (forte) e travolge tutti (non si ferma più nel
parlare). Ognuno farà il proprio percorso psicologico a seconda
delle proprie risorse personali e familiari, con tempi differenti e sensazioni
diverse. Un balbuziente compensato (cioè che ha affrontato il proprio
disturbo) in un momento di grande tensione o di percezione di mancanza
di controllo dell'ambiente potrà essere più predisposto a
farsi una balbettata rispetto a una persona che non ha mai balbettato in
vita sua, ma questo non gli impedirà di per potersi riprendere brillantemente!
Il fatto che si possa ogni tanto balbettare non deve essere vissuto come
un fallimento. Un conto infatti è gestire la balbuzie, cioè
la propria fragilità e delicatezza d'animo, e un conto è
essere gestito da essa.