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29-05-05 |
La bugia può essere considerata un prodotto
della fantasia e del pensiero.
Può evolvere da livelli più “ludici”
a livelli patologici.
Quando un bambino mente come si devono comportare
i genitori?
Il
bambino piccolo 0-5 anni
Da un punto di vista psicodinamico,
nel bambino in età prescolare - nel suo mondo interiore - non c’è
una chiara distinzione fra fantasia e realtà (A. Phillips). Un bambino
di tre anni può essere convinto che sotto il suo letto ci sia un
leone e dirlo. I bambini piccoli sono degli esseri appassionati, vedono
e percepiscono solo gli estremi, il mondo per loro è o bianco o
nero, senza sfumature che ne attenuino i contrasti. I bambini in età
prescolare giocano spesso con le parole, come fossero una bacchetta magica
che da corpo ai loro pensieri, trasformando il “per finta” in “per davvero”.
Non è un caso che la cultura dei primi anni 2000 abbia visto esplodere
il fenomeno “Harry Potter”: la magia contenuta in quelle narrazioni richiama
uno stile di pensiero tipico del bambino al quale neanche l’adulto a volte
rinuncia facilmente. J. Piaget definisce questo assetto mentale del bambino
piccolo come “pensiero magico” e “egocentrismo infantile”.
Il bambino dopo i 6 anni
L’età in cui un bambino riesce
a distinguere chiaramente il vero dal falso inizia intorno ai sei, sette
anni. Con l’inizio della scuola elementare si avvia il periodo delle operazioni
intellettuali e si sviluppa pian piano il giudizio morale. Ma attenzione,
anche nelle bugie dei bambini grandi che “mentono sapendo di mentire”,
spesso emergono tracce del pensiero magico infantile.
J. Sutter descrive queste confusioni
e queste alterazioni della realtà sotto il nome di pseudomenzogne
del bambino piccolo, aggiungendo il fatto che la sua coscienza morale si
svilupperà solo più tardi. Individua diverse forme di bugia:
la menzogna generosa (che serve per evitare di causare dolore); quella
per timidezza e timore (legata alle tensioni emotive interpersonali); quella
per scherzo (poco consistente e immediatamente smascherata); quella per
liberarsi da un sentimento penoso (come la vergogna e l’umiliazione); la
menzogna nevrotica (tipica dell’adolescenza e relativa ad una situazione
conflittuale) .
I significati psicodinamici che
si nascondono dietro alcune bugie
Dal punto di vista psicodinamico,
i bambini più grandi, per esempio, potrebbero negare l’evidenza
di un brutto voto come mossi dal desiderio che non sia mai esistito, oppure
che il litigio in classe sia davvero scoppiato per colpa di un altro bambino.
E’ proprio questa tendenza ad ingannare se stesso, prima ancora che gli
altri, che deve essere osservata con attenzione. Se le bugie diventano
così frequenti da indurre il bambino a costruirsi un mondo “per
finta”, fatto di illusioni, di sogni, di desideri che non hanno a che fare
con la realtà che sta vivendo, significa che evidentemente la sua
realtà non gli piace o lo fa soffrire.
La
bugia per discolpa, per esempio, è quella tipica del “Non sono
stato io”: man mano che il bambino cresce ed acquista maggiore fiducia
nelle sue capacità, questa scompare spontaneamente. Infatti, la
bugia per discolpa ha a che fare con il senso di sé, la fiducia
in se stessi e l’autostima che portano il bambino ad accettare anche la
parte negativa di sé, quella del “bambino cattivo”, riconoscendo
un errore senza che sia vissuto come irreparabile e potendo finalmente
dire “Sono stato io”. Se la bugia per discolpa continua ad esser frequente
dopo i sette anni è perché il bambino ha paura delle punizioni,
del giudizio dei genitori, della disapprovazione e utilizza la bugia come
difesa estrema. Ad esempio ci sono bambini che dicono bugie perché,
educati come “bambini troppo perfetti”, non vogliono rischiare di deludere
le aspettative dei genitori.
La
bugia consolatoria riguarda quei bambini che inventano racconti e storie
per consolarsi, perché si sentono infelici, poco amati, poco apprezzati.
Potrebbe essere il caso di quel bambino che racconta che farà un
bel viaggio tutto solo con il papà di cui sente l’assenza a causa
dei suoi impegni lavorativi; oppure di quel bambino che descrive con ricchezza
di particolari la sua splendida prestazione nella partita di calcio dalla
quale in realtà è stato escluso; e via via, di consolazione
in consolazione…
Dalla normalità alla patologia
lungo la scala evolutiva
Dal punto di vista della psicopatologia,
la strumentalizzazione delle bugie in modo sempre più frequente
e pesante da parte del bambino potrebbe essere l’origine di una tendenza
antisociale. La tesi di D. W. Winnicott, celebre pediatra e psicoanalista,
affermava che “la tendenza antisociale è intrinsecamente legata
alla deprivazione”. Deprivazione è la parola usata da Winnicott
per riferirsi ad un ambiente (contesto fisico, relazionale ed emotivo)
accettabilmente buono, dapprima provato e quindi perduto: “le cose andavano
abbastanza bene e poi non più”. Con il termine “tendenza antisociale”
Winnicott intendeva quella che ha le sue manifestazioni cliniche in un
ampio ventaglio di comportamenti, fra cui “rubare, dire bugie, aggressività,
atti distruttivi…”. La speranza del bambino è comunque che “l’ambiente
possa riconoscere e compensare la specifica carenza che ha prodotto il
danno”.
Nei panni dei genitori
Tutti i bambini prima o poi dicono
qualche bugia, le “bugie bianche” non fanno male a nessuno, ci sarebbe
da preoccuparsi del contrario.
Bisogna
fare attenzione a non accusare mai un bambino etichettandolo come “bugiardo”,
poiché tale attribuzione negativa potrebbe diminuire la fiducia
in se stesso e nei suoi genitori. Le accuse non solo diminuiscono la fiducia
che ha nel genitore, ma anche la sua sincerità.
Davanti
ad una menzogna sarebbe utile evitare di reagire con collera, con prediche
eccessive, o dando troppo peso alla bugia: può essere più
vantaggioso spostare l’attenzione sui fatti e sui comportamenti che ne
sono all’origine. Riflettere insieme sulle cause evita di ritrovarsi poi
con una famiglia trasformata in un tribunale inquisitore.
Mai mentire ai bambini: per quale
motivo?
Riflettendo sul fatto che la sincerità
e la bugia spesso si imparano dai genitori (apprendimento per imitazione),
sarebbe opportuno non mentire al bambino, neanche quando pone delle domande
difficili ed imbarazzanti.
Dare
una risposta falsa, raccontare una falsa verità, o fare un promessa
che poi non si avvera, fa sentire il bambino profondamente tradito e ferito,
quindi in qualche modo autorizzato a mentire a sua volta.
Quando
un bambino mente, suscita nell’adulto sentimenti contrastanti, come il
pensare che lo faccia con lo scopo di ingannare o sminuire l’autorità
del genitore, ma non è sempre e solo così.
Quando ricorrere all'aiuto di
uno psicologo?
Nei casi più difficili specie
in presenza di un comportamento patologico.
Bibliografia.
Phillips, I no che aiutano a crescere, Feltrinelli, Milano,
2002
M. Davis, D.C. Wallbridge, Introduzione all’opera di D.W.Winnicott, Firenze,
Martinelli, 1994
J. Piaget, Lo sviluppo mentale del bambino, Einaudi, 1967
J. Sutter , Le mensonge chez l’enfant, PUF, Parigi, 1956
S.Veggetti Finzi., A. M. Battistin, I bambini sono cambiati, Milano, Mondadori,
1996