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Quando il PC diventa un problema: la dipendenza da Internet

Un limone colto dall’albero ha la scorza ruvida. Se la si schiaccia un poco ne esce un olio profumato e d'improvviso la superficie diventa liscia. E poi c’è quel succo asprigno, così buono sulla cotoletta e con le ostriche, nei drink estivi e nel tè caldo! Tatto, olfatto, gusto. Tre dei cinque sensi non possono essere trasmessi attraverso la tecnologia. Tre quinti della realtà, il sessanta per cento.
Jonah Lynch, "Il profumo dei limoni"


Le nuove tecnologie possono sì aiutare la mente e sviluppare l’intelligenza, ma possono isolare, rendere dipendenti e sedentari.
La buona notizia è che la maggior parte dei nostri figli sa usare le nuove tecnologie digitali in maniera tale da non sacrificare le relazioni che avvengono al di fuori di internet. Una ricerca effettuata dal sociologo Gabrile Qualizza in Friuli Venezia Giulia e pubblicata un anno fa ci dice che solo il 4,1% (quasi il 5% tra i più connessi) esce con i propri amici meno di prima mentre il 71,6% mantiene i ritmi precedenti e il 24,3% esce addirittura più di prima. D'altra parte se la maggioranza non si isola non è così per tutti.

Molto di ciò che accade soprattutto negli adolescenti dipende da quello che abbiamo investito in attenzione, educazione e affettività negli anni precedenti. Ma questo può non bastare e anche se siamo stati genitori che hanno affrontato il proprio compito con serietà non si è garantiti in maniera assoluta da nessun rischio, tantomeno da ciò che arriva dal web. Molto dipende ad esempio anche dai tratti del carattere di nostro figlio, oltre che da quello che incontra.

Si sa che l'esposizione precoce alla violenza contribuisce a fenomeni di aggressività sia mediatica che esercitata nella vita reale e che sono in aumento le segnalazioni di forme di franca dipendenza da internet nei reparti di neuropsichiatria. Le nuove tecnologie possono aiutare a restare vigile, a cercare nozioni, a sviluppare alcune funzioni (attenzione visiva e prontezza delle reazioni motorie) ma non sembrano affatto aiutare la memoria, o la capacità di selezionare, criticare, mettere in relazione concetti.
Tutto può avvenire troppo rapidamente e non esserci quindi spazio per le emozioni, la riflessione, la memorizzazione. Ne consegue che i nostri figli possono guadagnare in alcune competenze, avere facile accesso a tante informazioni, ma questo può avvenire a scapito di altre di competenze: la capacità di comprendere il linguaggio non verbale, la mimica, i gesti, di leggere in modo ordinato, di scrivere a mano, di provare empatia per l'altro, di riflettere, di pensare, di agire pianificando responsabilmente le proprie azioni.

Che fare quindi per aiutare i nostri figli a non perdersi e non diventare dipendenti da internet?

Innanzi tutto occorre essere informati per poter dare informazioni ai nostri figli. Se me lo consentite, non ho alcun conflitto di interesse a consigliarvelo, vi propongo la lettura di un libro. Lo trovate nella bibliografia in fondo ed è scritto da Federico Tonioni, dirigente medico presso il Day Hospital di Psichiatria e Tossicodipendenze del Policlinico Gemelli di Roma dove è coordinatore dell'Ambulatorio Internet Addiction Disorders.
I consigli che ci dà, oltre a quello di essere informati, è di essere curiosi e monitorare le attività dei nostri figli, di fornire dei modelli positivi e proporre attività alternative al pc, di essere protettivi in maniera equilibrata e insegnare ai figli come proteggersi da intenet, e se nonostante tutta la nostra attenzione sono già avvenute situazioni o incontri spiecevoli sul web, di essere vicini ai nostri figli nel gestire queste situazioni non desiderate.

Alcuni segnali possono metterci in allarme quando vediamo che i ragazzi trascorrono troppo tempo al computer. Il criterio tempo tuttavia non è un criterio assoluto: si possono trascorrere molte ore al computer senza che questo significhi dipendenza, anche se non bisogna esagerare (il consiglio è di non concedere mai più di 2 ore fra computer e videogiochi almeno fino ai 6-7 anni), e al contrario passare poche ore al computer, ma se questo arriva ad occupare totalmente i pensieri del ragazzo fino a cambiarne le caratteristiche, può già esserne dipendente.

Sintomi che possono far sospettare una dipendenza da internet:

• eccessiva stanchezza
• cambiamento nelle ore dedicate al sonno
• perdita di appetito
• pallore al volto, occhi cerchiati e sguardo poco espressivo
• irritabilità
• drastica riduzione del rendimento scolastico

Il collega pediatra Giorgio Tamburlini, in Fin da Piccoli, Aggiornamenti sulla letteratura in tema di interventi precoci nei primi anni di vita, consiglia fin dai primi anni di "condividere la visione dei video con il bambino <e quindi anche di internet se si accede ad esso precocemente anche se è meglio di no– NdA>, usando le modalità interattive suggerite anche per la condivisione di testi scritti e cioè facendo domande e commentando insieme al bambino quanto avviene".
Anche Tamburlini rimarca che "é fondamentale che soprattutto in famiglia si propongano attività diverse (la diversità è utile di per sé), interattive, che stimolino la creatività ecc. (lettura, musica, attività ludiche con oggetti di uso comune che stimolano creatività e ingegno). E forse è proprio quest’ultima la raccomandazione fondamentale (...)  e se, come molti sostengono, l’accesso alla rete rappresenta o può rappresentare un arricchimento delle potenzialità del bambino, questo deve realizzarsi in aggiunta alle esperienze e opportunità di crescita esistenti e non in loro sostituzione. La raccomandazione di fondo diventa quindi quella che l’uso delle tecnologie e l’accesso alla rete non vada a scapito di un’interazione forte con i familiari, della lettura, della musica, del gioco libero, dello sport e di tutto quanto può arricchire la vita del bambino e contribuirne alla crescita".

Per concludere si potrebbe dire pił globalmente che anche per quanto riguarda le dipendenze dal web si tratta di un problema di libertà, di educazione alla libertà della persona, così come riportato nella pagina delle dipendenze da sostanze (La droga, un problema di…).
“Altrimenti tutta l'informazione e prevenzione di questo mondo, mancando di ragioni adeguate - cioè di attenzione e impegno a tirar fuori (educere = educare) i fattori costitutivi dell'esperienza umana impliciti nella libertà che sbaglia spesso strada (…), non arrivano nemmeno a sfiorare il problema” (G.Jacob).

© 2013, Dr.Stefano Gorini www.pediatriapratica.it

Bibliografia:
Jonah Linch J., Il profumo dei limoni, Lindau, 2012
Qualizza G, Medico e Bambino 2012; 31: 639-46
Tonioni F.,Quando internet diventa una droga. Ciò che i genitori devono sapere, Einaudi 2011
Tamburlini G., in Fin da piccoli, anno 4°n.3, settembre-dicembre 2012
Usale, non farti usare, Responsabile e corretto utilizzo delle tecnologie digitali, depliant per i genitori scaricabile on line
 

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