| home page
|
La droga: un problema di informazione, di prevenzione o di educazione?
Cari genitori, vi propongo un
brano apparentemente non semplice.
Non scoraggiatevi alle prime
eventuali difficoltà: vale la pena leggerlo e "meditarlo".
Dobbiamo cominciare a spiegare ai
ragazzi che vanno in discoteca che ”lo sballo” è solo una depravazione
del senso dell'Infinito. Ovvero che, dantescamente, “ciascun confusamente
un bene apprende nel qual si queti l’animo e disira”, e che non c'è
niente di male nella libertà come ricerca di Infinito, “perché
di giugner lui ciascun contende” *. Il problema è che, in tale ricerca,
ci possono essere cose che danno una soddisfazione grande e subitanea (emozioni),
ma che poi siccome non investono la totalità dell’io ma solo un
pezzetto (e poi magari pretendono diventare il “tutto”), non mantengono
la promessa di farti fare un passo in più verso la piena soddisfazione
desiderata. E fanno decadere quel desiderio di felicità insito nell'esperienza
elementare (nel cuore e nella ragione) di ogni uomo e di ogni donna, in
un mero succedaneo chimico - emozionale.
La droga è la via più
sicura alla riduzione del desiderio. Cioè la via alla trasformazione
degli esseri umani in polli da batteria farmacologica (cioè in esseri
alienati nella libertà, razionalità ed energia affettiva,
così che, a seconda del padrone - idolo di riferimento, meglio lavorano,
ingrassano,
ubbidiscono, consumano, si ribellano).
Tant' è che “fumato”, “impasticcato”, “bucato”, puoi star bene per
un po’, essere disinibito, toccare il cielo, ma poi capisci che il tuo
desiderio non ha avuto risposta, perché felicità non può
esser solo una emozione del sabato sera o una parentesi dentro la vita.
Tutto ciò significa che la
droga non è un problema di prevenzione, ma di educazione. Di educazione
alla libertà.
Altrimenti tutta l'informazione
e prevenzione di questo mondo, mancando di ragioni adeguate - cioè
di attenzione e impegno a “tirar fuori” (educere = educare) i fattori costitutivi
dell'esperienza umana impliciti nella libertà “che sbaglia spesso
strada” come dice Baudelaire - non arrivano nemmeno a sfiorare il problema.
© 2003, Dr.Stefano Gorini www.pediatriapratica.it