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16-10-2004 |
Quali sono i suoi compiti specifici? Cosa succede quando non vengono compresi (il più delle volte dai padri stessi) e adeguatamente assolti? Insomma, come si esercita al meglio il mestiere di padre?
Aprire
gli occhi del bambino sulla realtà in tutti i suoi aspetti, anche
quelli meno gradevoli, introdurre i figli alla complessità del mondo
reale, molto più ricco e interessante di quello fantastico, anche
se a volte drammatico, è il mestiere del padre.
Per svolgere appieno il suo ruolo
nell'educazione dei figli il padre deve essere una figura che rimanda
al senso e al significato dell'esistenza, al suo scopo e alle domande
più impegnative sulla vita. Fare fronte a questo compito può
portare il padre a fornire risposte diverse (anche se preferibilmente non
in conflitto) rispetto a quelle provenienti dal mondo femminile. La funzione
principale del padre non può che essere quella di aiutare i figli
ad "essere se stessi". E' questo il nucleo profondo dell'autostima,
quella consapevolezza del valore di sé e del progetto di vita di
cui possiamo essere artefici e protagonisti, che consentirà ai figli
di superare le prove più dure. L'autostima si coltiva nel rapporto
affettivo padre-figlio, che non teme di ricorrere alla sanzione di fronte
alle trasgressioni; la posta in gioco é troppo alta per lasciar
correre, in nome del quieto vivere. Non è possibile trasmettere
il senso del proprio valore senza mostrare anche che esso ha un prezzo:
più siamo disposti a pagare (in termini di impegno, e rigore), più
quello sale. Al figlio maschio un padre che svolga il proprio ruolo
deve mostrare (anche attraverso il proprio esempio), che la vita inevitabilmente
lo ferirà, ma che il suo valore emergerà e crescerà
attraverso la capacità di affrontare e reagire a queste ferite.
L’amore nel rapporto padre-figlio si colora così, fatalmente, di
aggressività (il figlio non ha nessuna voglia di accettare la ferita)
e di ribellione al padre. È molto duro per entrambi, ma é
necessario che accada. Per il figlio maschio il padre è un modello,
è colui che lo inizia al mondo degli uomini, oltre che il rappresentante
della società, dell’autorità e della norma, ruolo quest’
ultimo che svolge anche nei confronti delle bambine.
Con la figlia la funzione specifica
della figura paterna si colora di contenuti e tonalità particolari.
La funzione paterna di informazione sul mondo e trasmissione di valori
e orientamenti morali per muoversi al suo interno con dignità ed
equilibrio, si esercita con la bambina in modo profondamente diverso che
col maschio; un modo meno esplicito e più sottile. Mentre la madre
le insegna il femminile senso della vita e della sua conservazione, l’insegnamento
che il padre trasmette alla figlia é piuttosto quello di avvicinare
e curare le ferite del mondo. Ella, scoprendo che c’é anche
il male, influenzata dal prestigio del padre “giusto”, scoprirà
la grandezza, ma anche il piacere, di fare il bene.
La prima ferita che il padre porta
su di sé, e provoca al figlio, è la separazione dalla madre,
con cui il bimbo vive in simbiosi dal concepimento in poi. Se la separazione
non avviene correttamente, l’individuo rischia di rimanere per tutta la
vita un bimbo che piange l’oggetto amato (la madre) da cui è stato
separato e ne ricerca, in una sterile richiesta narcisistica, lo sguardo
di approvazione. È per questo che, in tutte le culture, la separazione
del figlio dalla madre è un evento centrale non solo per la vita
del figlio ma per l’intera comunità...