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24-1-2005 |
I TIC: QUANDO IL CORPO PARLA DA SOLO
I bambini hanno bisogno di essere amati per ragioni
che si possono mettere nero su bianco: non è che un essere umano
venga costruito dall’ambiente, da un adeguato nutrimento e poi anche
dalle cure amorevoli dei genitori;
le cure amorevoli sono proprio necessarie per
i processi innati di crescita emotiva.
D. W. Winnicott, "Bambini"
Che cos'è il tic?
Il tic è un movimento involontario o una produzione vocale involontaria, rapida, ricorrente, non ritmica (di solito gruppi circoscritti di muscoli), che insorge improvvisamente e che non è finalizzata a nessuno scopo apparente.
Qual è l’origine psicologica?
Da un punto di vista psicodinamico,
come ha evidenziato l’autorevole neuropsichiatria e psicoanalista francese
Serge Lebovici, questi disturbi sono associati a tratti ossessivi del carattere
in parte dovuti a costrizioni fisiche e motorie eccessive imposte al bambino
nel corso della prima infanzia, oppure a forzature alimentari e igieniche
come lo svezzamento e il controllo sfinterico precoci. Altri casi possono
riguardare bambini in fase edipica (dai tre ai cinque anni), che hanno
vissuto come “aggressioni” punitive nei loro confronti piccoli interventi
chirurgici, iniezioni, cure mediche o dentistiche, attivando così
una sorta di oscura “angoscia di castrazione” che investe le fantasie infantili
in questa fase dello sviluppo.
Non tutti i bambini che hanno vissuto
esperienze del genere in età prescolare, successivamente sviluppano
un disturbo da tic. Spesso sono quei bambini molto bravi, ubbidienti, a
volte piuttosto timidi ed impacciati che è raro si concedano uno
scatto di collera: di solito preferiscono reagire alle offese o alle ingiustizie
tenendo il broncio e chiudendosi nel silenzio. Ma può accadere che
verso i sette anni circa, di fronte a situazioni stressanti o persone,
riaffiorino nel bambino stati di tensione già vissuti in precedenza
e compaia il tic: come un insieme di tensioni muscolari incontrollabili,
o di “suoni”. Si ha così la “rappresentazione scenica” dell’aggressività,
contratta e compressa dentro di sé, di cui il bambino non ha consapevolezza,
anzi prova un enorme imbarazzo per la perdita di controllo del suo corpo
che si mette a “parlare da solo”! Ma spesso all’improvviso tutto scompare
così come è apparso: ciò significa che il corpo finalmente
ha dato sfogo alla sua aggressività.
Nelle forme di autolesionismo, il
bambino rivolge il tic intenzionalmente verso se stesso. Si accanisce nel
rosicchiarsi le unghie (onicofagia), si strappa i capelli fino a creare
un’alopecia, area nel capo in cui non sono presenti i capelli (tricotillomania),
o sbatte la testa contro il muro. Tutto ciò rivela l’incapacità
del bambino di accettare l’ambivalenza dei sentimenti senza sentirsi in
colpa: non ammette di poter a volte provare ostilità e rabbia verso
chi ama di più, come mamma e papà. Trova lui stesso una soluzione
volgendo su di sé la propria aggressività, quasi per punirsi
per i sentimenti “cattivi” che prova. In altri casi, il bambino si punisce
per il senso di colpa o per il senso di inferiorità che prova nel
non corrispondere alle aspettative dei genitori. Come tutti i tic infantili,
anche quelli “autolesionistici” tendono a scomparire non appena si risale
alla causa che ha indotto il bambino a sentirsi in colpa per i suoi sentimenti
ostili o per le sue prestazioni non ottimali.
Esistono anche forme di autoerotismo,
come la suzione del pollice, che preoccupa molti genitori quando i figli
sono piccoli, ma soprattutto quando ricompare verso i sette-otto anni.
E’ una sorta di regressione, cioè un voler tornare piccolo, ma anche
una forma di autoerotismo inteso come piacere sensoriale, che il bambino
si procura per consolarsi ed allentare una tensione.
Cosa fare?
E’ necessario tenere presente che il bambino comunica il suo disagio agendolo nelle sue varie forme. Come tutti i rituali, i tic possono apparire e scomparire in circostanze varie ed in modo automatico ed involontario. Inutile insistere perché il bambino la smetta. Da un punto di vista psicodinamico, una consulenza psicologica che preveda un’accurata anamnesi (indagine) familiare e personale del bambino seguito da un esame psicodiagnostico sono fondamentali per capire l’origine e la causa del malessere.
Bibliografia:
Lebovici S., Les tics chez l'enfant, Parigi, Presses universitaires
de France, 1952
Veggetti Finzi S., Battistin
A. M., I bambini sono cambiati, Milano, Mondadori, 1996