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05-07-2005 |
LA
PUNTURA DELLA ZECCA:
UN PROBLEMA
PER I BIMBI IN CAMPEGGIO
Capita che bambini che frequentano
le zone ricche di prati possano ritrovarsi con una zecca attaccata sulla
pelle. Che cosa fare?
E' vero che bisogna prendere subito
un antibiotico perchè altrimenti c'è un alto rischio di contrarre
gravi malattie?
Cosa è la zecca?
E' un acaro che può trasmettere
delle malattie all’uomo. La più rischiosa è la zecca dei
boschi che vive nell’erba e nei cespugli, prevalentemente in zone collinose.
Di colore scuro, piccola (da 2 a 8 mm), resistente nell’ambiente in cui
vive, è difficile a volte da vedere a occhio nudo. Una
malattia infettiva trasmessa da
questa zecca è la Malattia di Lyme, causata da un bacterio del genere
borrelia.
Come si prende una zecca?
Le zecche pungono e si attaccano
alla pelle per succhiare il nostro sangue di cui si nutrono. Questo può
avvenire in ogni stagione dell’anno, ma le zecche sono più attive
nei periodi più caldi. Ecco perché il problema riguarda soprattutto
i bambini che frequentano campeggi estivi in zone ricche di prati.
Si deve comunque considerare che:
1. perché la zecca possa
provocare dei danni è necessario che resti attaccata alla pelle
almeno 36-48 ore. Al di sotto questo periodo di tempo le probabilità
di infezione sono molto basse.
2. anche quando resta attaccata
a lungo le infezioni sono comunque ancora piuttosto rare.
Puntura di zecca non significa
quindi automaticamente infezione o malattia.
Se il bambino è stato punto da una zecca
cosa bisogna fare?
Una volta che attaccata alla pelle
si è trovata una zecca, questa va estratta con una pinzetta afferrandola
nel punto in cui è più adesa al piano cutaneo. Va quindi
tolta facendo attenzione a tirare verso l’alto senza schiacciarla per evitare
che “vomiti” il sangue già succhiato dentro il nostro corpo. Se,
come capita spesso, dopo l’estrazione rimane il rostro nella pelle (cioè
la parte con cui la zecca si attacca) questo va estratto aiutandosi con
un ago sterile da siringa. Bisogna poi disinfettare la parte colpita, verificare
lo stato di vaccinazione contro il tetano e annotare sul
calendario il giorno in cui è
avvenuta l’estrazione.
E cosa non fare?
Contrariamente a quello che si consigliava
una volta, la zecca non va uccisa con gocce di olio
o con altre sostanze in quanto questa procedura provoca vomito e quindi
reflusso di sangue dalla zecca dentro il nostro corpo.
La zecca non deve essere bruciata
con sigarette, aghi arroventati ecc., né va tolta
con le dita per il rischio di contagio per l’operatore. Solo una
volta estratta la si deve bruciare prima di gettarla.
Quali gli errori da evitare?
Bisogna innanzi tutto considerare
che perché la zecca trasmetta malattie deve a sua volta essere infetta,
cosa che è tutt’altro che frequente, anche se la percentuale di
zecche infette varia da regione a regione.
L’errore più grave
è allora quello di iniziare una terapia antibiotica per prevenire
un evento che raramente si verifica e che si ha tutto il tempo
eventualmente di affrontare. Il risultato sarebbe peggiore del male perché
un eventuale infezione si renderebbe più subdola e più difficile
da riconoscere.
Inoltre va ricordato che l’uso non
appropriato degli antibiotici genera resistenze ai germi che provocano
le comuni malattie infettive.
È utile piuttosto saper
cogliere i primi segni di malattia.
Cosa è la Malattia di Lyme?
È una malattia infettiva
che si sviluppa in modo lento, nel corso di settimane, e quindi si ha
la possibilità di intervenire per tempo senza che si propaghi fino
a provocare danni a varie parti del corpo. Il segno iniziale che
va riconosciuto è l’eritema. La zona cutanea colpita dalla
zecca diventa progressivamente rossastra: è quello che viene definito
eritema
migrante in quanto caratteristicamente si allarga e prende la forma
di un anello perché spesso si schiarisce al centro. L’unica cosa
che quindi deve fare il genitore è controllare giornalmente,
per 30-40 giorni, la pelle in cui si era attaccata la zecca. Se
compare un qualsiasi eritema bisogna rivolgersi subito al medico, il quale
potrà prescrivere le cure appropriate che consistono in antibiotici
per almeno 3-4 settimane. Qualora nel periodo di osservazione dei primi
30-40 giorni fosse necessario praticare terapie antibiotiche per altri
motivi, il genitore dovrà ricordare al proprio medico dell’avvenuta
puntura di zecca, perché si possano nel caso usare gli antibiotici
efficaci anche contro la Malattia di Lyme, somministrati nei tempi adeguati.
Se non riconosciuta e curata in
tempo la Malattia di Lyme si può propagare anche ad altri organi
quali cervello e nervi, occhi, cuore, articolazioni. In questo caso le
terapie sono più impegnative e non sempre efficaci al 100%.
Come prevenire?
La cosa migliore è prevenire
la puntura di zecca.
1. Indossare vestiti chiari rende
più facilmente identificabili le zecche, che sono scure, per rimuoverle
prima che si attacchino alla pelle
2. Usare vestiti con maniche lunghe
e pantaloni dentro ai calzettoni o agli stivali
3. Non camminare dove l’erba è
più alta e non sedersi sull’erba
4. Al ritorno da una gita in zone
che potrebbero essere infestate da zecche lavare i vestiti ad alte temperature
5. Prima di fare la doccia o il
bagno ispezionare tutto il corpo con l'aiuto di un'altra persona alla ricerca
della zecca
Come si può immaginare, però,
queste precauzioni sono difficilmente attuabili se il bambino si trova
da solo al campeggio. Al fine di non terrorizzarlo e non trasformargli
la vacanza in un inferno, sarebbe necessario istruire gli animatori del
campeggio affinché a fine giornata aiutino i bambini a controllare
le zone cutanee che più facilmente possono essere state attaccate
dalla zecca (specialmente il capo fra i capelli ma anche braccia, gambe,
addome o dorso).
Le sostanze repellenti da spruzzare
sulla pelle possono essere efficaci, ma non sono indicate per i più
piccoli e comunque non vanno lasciate al libero uso del bambino per i rischi
di tossicità.
E le zecche del cane e del gatto?
Non trasmettono la Malattia di Lyme
ma possono trasmettere, anche se raramente, altre malattie. La cosa migliore
è usare i prodotti repellenti sull’animale.
©
2005, Dr.Stefano
Gorini www.pediatriapratica.it